Macchiavelli
Loriano
Delitti di gente qualunque
A. Mondadori, 2009
359 p.
Omnibus italiani
Inizia così:
Prima parte
AVVENIMENTI PIÙ O MENO LONTANI
1052, MISEREVOLE FINE DI BONIFACIO MARCHESE DI TOSCANA
Nel sec. VI d.C. sul promontorio di roccia chiamato Longareno, in territorio
di Savignano, a cavallo fra le acque di due fiumi, stava, dritta e possente,
una fortificazione bizantina a difesa dalle incursioni longobarde.
Poco dopo l'anno Mille, le strutture della fortezza che ancora erano integre
vennero in possesso di Bonifacio, marchese di Toscana.
La posizione strategica lo consigliò di edificare, su quei resti,
la più possente rocca della montagna. Il materiale per la costruzione
non mancava, da quelle parti. Intanto la pietra arenaria che si estraeva
e si squadrava sulle pendici del Montovolo. Poi i massi che, portati a
valle dalle infinite piene dei due fiumi, a levante dal Limentra, a ponente
dal Reno, s'andavano ammassando alla base del promontorio. Contro lo sperone,
lì messo apposta dal dio della guerra perché un condottiero
l'utilizzasse a scopi militari, e ch'è ancora là a dominare
le due valli e quindi la via per la Toscana, le correnti s'infrangevano
e ribollivano e perdevano gran parte della loro voracità, abbandonando
i pesi che non avevano più la forza di trascinare.
Si narra che, a Rocca ultimata, Bonifacio sostasse a valle, sul suo cavallo,
e guardasse l'opera: torri grigie e squadrate, mura con le radici nella
roccia, buchi neri nel segreto ventre della montagna.
«Se non sapessi cosa nascondono quelle mura e difendono quelle torri,
non avrei cuore d'entrare.»
Avrebbe fatto bene a restarne fuori. Fu, infatti, entro quelle mura e
nei segreti della roccia scavata che Bonifacio, marchese di Toscana trovò
la sua morte. Anche se gli storici sostengono che fu assassinato in circostanze
misteriose durante una battuta di caccia.
Quando accadde Matilde era nata da sei anni. Il grembo di Beatrice di
Lorena l'aveva fecondato Bonifacio e Matilde, ultima di tre fratelli morti
in tenerissima età, fu la sola a vivere. Devo aggiungere: a lungo
e per la gloria di Dio. E per la disperazione degli uomini, morti a centinaia
di migliaia nelle sue guerre e per la sua onnipotenza. O fu forse per
la sua incapacità a controllare le vicende umane.
In breve
La formula del radium, un libro con una annotazione a matita che rimanda
a un altro libro che contiene un'altra annotazione: l'elenco di quattro
ville storiche di Bologna e del suo territorio. Villa Aldini, Villa delle
Rose, Casa Beroaldo e la Rocchetta Mattei. Questo è quello che
hanno in mano un fotografo conosciuto come "Duescatti" e un
ricercatore universitario di nome Rosas, conosciuto come "il talpone".
E con queste tracce Rosas arriva a un episodio storico documentato: un
furto di radium commesso dall'esercito tedesco all'ospedale Sant'Orsola
nel luglio 1944. Radium sottratto ai malati e destinato alla macchina
bellica di Hitler. Solo che, arrivati a questo punto, Duescatti trova
una morte orribile a Casa Beroaldo e Sarti Antonio, sergente, si trova
di fronte a una scena del delitto enigmatica: come è possibile
che la vittima giaccia, come fosse stata schiacciata, sul pavimento e
la sua immagine speculare sembri stampata sul soffitto?
Per Sarti Antonio i guai sono appena cominciati. Deve fare i conti con
la sparizione di Rosas, di cui è amico, e che in Questura viene
indicato come colpevole. L'indagine lo porterà alla Rocchetta Mattei,
luogo di indicibile fascino e di mille misteri che affondano nel passato.
Chi era veramente il conte Cesare Mattei e perché i suoi segreti
- dopo un secolo - ossessionano ancora tante persone?
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