Lilin
Nicolai
Educazione siberiana
Einaudi, 2009
343 p.
Supercoralli
«Senza pensare ho preso la mitica Tokarev di mio nonno e sono corso
dietro ai poliziotti. L'unica cosa che sentivo era una specie di gioia
di esistere.
Mi sono fermato davanti a uno di loro, i suoi occhi erano stanchi e tristi.
Ho mirato alla faccia, ho cercato di premere il grilletto con tutte le
mie forze, ma non riuscivo a muoverlo di un millimetro.
Mio padre ha cominciato a ridere: - Vieni qui, piede scalzo! Non va bene
sparare in casa, non lo sai?»
In breve
Nicolai Lilin ha solo ventinove anni, ma ha da raccontare una vita straordinaria
e un universo che non assomiglia a nessun altro.
Cosa significa nascere, crescere, diventare adulti in una terra di nessuno,
in un posto che pare - e non è - fuori dal mondo?
Pochi forse hanno sentito nominare la Transnistria, regione dell'ex Urss
autoproclamatasi indipendente nel 1990 ma non riconosciuta da nessuno
Stato. In Transnistria, ai tempi di questa storia, la criminalità
era talmente diffusa che un anno di servizio in polizia ne valeva cinque,
proprio come in guerra.
Nel quartiere Fiume Basso si viveva seguendo la tradizione siberiana e
i ragazzi si facevano le ossa scontrandosi con gli sbirri o i minorenni
delle altre bande. Lanciando mini molotov contro il distretto di polizia,
magari: «Quando le vedevo attraversare il muro e sentivo le piccole
esplosioni seguite dalle grida degli sbirri e dai primi segni di fumo
nero che come fantastici draghi si alzavano in aria, mi veniva da piangere
tanto ero felice». La scuola della strada voleva che presto dal
coltello si passasse alla pistola. «Eravamo abituati a parlare di
galera come altri ragazzini parlano del servizio militare o di cosa faranno
da grandi».
Ma l'apprendistato del male e del bene, per la comunità siberiana,
è complesso, perché si tratta d'imparare a essere un ossimoro,
e cioè un «criminale onesto». E quest'altra scuola,
ben più importante di quella della strada, passa soprattutto attraverso
i vecchi, i criminali anziani a cui la comunità riconosce lo specialissimo
ruolo di «nonni» adottivi. Sono loro, giorno dopo giorno,
a trasmettere valori che paiono in conflitto con quelli criminali: l'amicizia,
la lealtà, la condivisione dei beni. L'amore per i disabili, che
i siberiani chiamano «voluti da dio». E anche la cultura del
tatuaggio, della pelle che dice il destino di ognuno.
da einaudi.it
Il ragazzo guerriero della mafia siberiana
di Roberto Saviano su Repubblica.it * 3 aprile 2009
http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/esteri/saviano-siberia/saviano-siberia/saviano-siberia.html

Il sito ufficiale di Nicolai Lilin
http://www.nicolaililin.com/
Siberian criminal style: Nicolai
Lilin racconta l'arte e la tradizione del tatuaggio criminale
siberiano * dal DVD prodotto da Libre * http://www.libreidee.org/
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il video su Youtube.it
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