Rodriguez
Deborah
La parrucchiera di Kabul
traduzione di Maria Clara Pasetti
Piemme, 2008
314 p.
In breve
Da lontano sembrano fiori nella polvere, sprazzi di azzurro nel grigio
delle strade di Kabul. Fiori calpestati, ma non spezzati, che sotto il
burqa celano storie di sofferenza e coraggio. Come quella di Baseera,
promessa sposa a dodici anni a un uomo più vecchio di lei e costretta
a partorire sul nudo cemento di un ospedale privo di personale medico.
O quella della quindicenne incarcerata perché fuggita dal marito
che la picchiava e denunciata alla polizia dagli stessi genitori.
A raccontarci queste storie è Deborah Rodriguez, una volontaria
americana che nel 2002 è partita per l’Afghanistan con una
piccola ONG. Lì, è stata tra le fondatrici della prima scuola
per estetiste della capitale afghana: un progetto nato per offrire a tante
donne un’opportunità di indipendenza economica, e per ridare
una speranza a quelle che, durante il regime talebano, avevano dovuto
chiudere i loro saloni di bellezza e sotterrare gli specchi, proibiti
al pari degli aquiloni.
La sua testimonianza è anche un inno all’amicizia, perché
nell’oasi della Kabul Beauty School, libere dal burqa e dal controllo
degli uomini, le donne hanno trovato uno spazio tutto per sé, dove,
tra risate e confidenze, sono nate complicità inaspettate, capaci
di superare le barriere erette da una cultura repressiva. In un paese
in cui la strada verso la pace e la conquista dei diritti civili sembra
impraticabile, questa impresa straordinaria lancia un messaggio di speranza.
Non bastano le guerre a cambiare radicalmente una società: a volte,
anche un rossetto e un paio di forbici possono essere armi di rivoluzione.
da Piemme3.bluestudio.it
Ascoltate la lettura delle prime
pagine del libro La parrucchiera di Kabul su RadioAlt.it

Chi è Deborah Rodriguez?
E' nata a Holland, nel Michigan, dove ha intrapreso la professione di parrucchiera
alla fine degli anni Settanta. Quando, nel 2002, è partita per l’Afghanistan
come volontaria per una piccola organizzazione umanitaria (Care for All
Foundation), ritrovandosi circondata da medici e infermiere, ha dubitato
di poter essere davvero d’aiuto. Al contrario, la sua esperienza si
è rivelata fondamentale per dare il via al progetto della Kabul Beauty
School, portato avanti con grande determinazione, nonostante gli ostacoli
incontrati, di natura economica e culturale, e i problemi di sicurezza.
Purtroppo, in seguito alle minacce ricevute da lei e dalle sue allieve
dopo la pubblicazione del libro e lo scalpore suscitato, Deborah è
stata costretta a lasciare Kabul. Nell’attesa di poter tornare,
è decisa a fare di tutto pur di sostenere la causa delle donne
afghane.
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