Copertina del libro: Diario di scuola Pennac Daniel
 
Diario di scuola
 
traduzione di Yasmina Mélaouah
 Feltrinelli, 2008
 241 p.
 I narratori


"Oggi esistono cinque specie di bambini sul nostro pianeta: il bambino cliente da noi, il bambino produttore sotto altri cieli, altrove il bambino soldato, il bambino prostituto, e sui cartelloni della metropolitana il bambino morente la cui immagine, periodicamente, protende verso la nostra indifferenza lo sguardo della fame e dell'abbandono.
Sono bambini, tutti e cinque.
Strumentalizzati, tutti e cinque."

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Inizia così:
Cominciamo dall'epilogo: la mamma, quasi centenaria, guarda un film su un autore che conosce bene. Si vede l'autore a casa sua, a Parigi, circondato dai suoi libri, nella sua biblioteca che è anche il suo studio. La finestra dà sul cortile di una scuola. Baccano della ricreazione. Si viene a sapere che per un quarto di secolo l'autore ha esercitato la professione di insegnante e che ha scelto questo appartamento affacciato sui cortili di due scuole un po' come un ferroviere che andasse in pensione sopra una stazione di smistamento. Poi si vede l'autore in Spagna, in Italia, intento a chiacchierare con i suoi traduttori, a scherzare con gli amici veneziani, e sull'altopiano del Vercors a camminare solitario nella foschia delle vette, parlando di lavoro, di lingua, stile, struttura romanzesca, personaggi. .. Un altro studio, questa volta affacciato sull'incanto delle Alpi. Le scene sono inframmezzate da interviste ad artisti che l'autore ammira, e che parlano anch'essi del loro lavoro: il cineasta e romanziere Dai Sijie, il disegnatore Sempé, il cantante Thomas Fersen, il pittore Jùrg Kreienbuhl.
Ritorno a Parigi: l'autore davanti al suo computer, tra i suoi dizionari, questa volta. Ne ha la passione, dice. Veniamo peraltro a sapere, ed è la conclusione del film, che ci è entrato, nel dizionario, il Robert, alla lettera P, alla voce Pennac, per esteso Pennacchioni, di nome Daniel.
La mamma, dunque, guarda questo film in compagnia di mio fratello Bernard, che l'ha registrato per lei. Lo guarda dall'inizio alla fine, immobile nella sua poltrona, con l'occhio fìsso, senza spiccicare parola, nella sera che scende.
Fine del film.
Titoli di coda.
Silenzio.
Poi, voltandosi lentamente verso Bernard, chiede:
"Credi che se la caverà, prima o poi?".

In breve
Diario di scuola affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni. In verità dicendo “alunni” si dice qualcosa di troppo vago: qui è in gioco il punto di vista degli “sfaticati”, dei “fannulloni”, degli “scavezzacollo”, dei “cattivi soggetti”, insomma di quelli che vanno male a scuola. Pennac, ex somaro lui stesso, studia questa figura popolare e ampiamente diffusa dandogli nobiltà, restituendogli anche il peso d’angoscia e di dolore che gli appartiene. Il libro mescola ricordi autobiografici e riflessioni sulla pedagogia, sulle universali disfunzioni dell’istituto scolastico, sul ruolo dei genitori e della famiglia, sulla devastazione introdotta dal giovanilismo, sul ruolo della televisione e di tutte le declinazioni dei media contemporanei. E da questo rovistare nel “mal di scuola” che attraversa con vitalissima continuità i vagabondaggi narrativi di Pennac vediamo anche spuntare una non mai sedata sete di sapere e d’imparare che contrariamente ai più triti luoghi comuni, anima – secondo Pennac – i giovani di oggi come quelli di ieri. Con la solita verve, l’autore della saga dei Malaussène movimenta riflessioni e affondi teorici con episodi buffi o toccanti, e colloca la nozione di amore, così ferocemente avversata, al centro della relazione pedagogica.
da Feltrinellieditore.it

Daniel Pennac parla del libro Diario di scuola, con la partecipazione di Stefano Benni: guardate il video

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La bio*bibliografia di Daniel Pennac
http://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Pennac

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