Banville
John
Un favore personale
traduzione di Marcella Dallatorre
Guanda, 2008
326 p.
Narratori della fenice
Un brano
"Quirke non riconosceva quel nome. Gli suonava familiare,
ma non riusciva ad abbinargli un volto. Gli succedeva, di tanto in tanto:
all’improvviso dal suo passato, dal suo passato di bevitore, emergeva
qualcuno di cui si era dimenticato per chiedergli un prestito o per proporgli
una cosa sicura, oppure semplicemente per stabilire un contatto che gli
consentisse di uscire dalla solitudine o per sapere se era ancora vivo
e l’alcol non l’aveva distrutto. Perlopiù se ne sbarazzava,
borbottando che era oberato di lavoro e cose simili. In questo caso, avrebbe
dovuto essere facile, poiché si trattava solo di un nome e di un
numero di telefono lasciati alla receptionist dell’ospedale, e poteva
sempre dire di aver perso il foglietto o di averlo buttato via. Qualcosa,
però, attirava la sua attenzione. Provava una sensazione di urgenza,
di disagio, che non riusciva a spiegare e lo disturbava.
Billy Hunt.
Quel nome gli faceva scattare qualcosa dentro, ma cos’era? Si trattava
di un ricordo perduto o, cosa più preoccupante, di un presentimento?"
In breve
Dublino, metà anni Cinquanta. Non è un bel periodo
per l’anatomopatologo Quirke: una sua ex fiamma muore, un uomo che
in passato stimava è in fin di vita e la figlia con la quale sta
cercando di ricostruire un rapporto fa ancora fatica ad accettarlo. E
quando Billy Hunt, una vecchia conoscenza del college, lo cerca e gli
chiede un favore personale legato all’apparente suicidio della moglie
Deirdre, Quirke non sa tirarsi indietro, nonostante senta che l’incontro
gli porterà solo guai.
Guai che non tardano ad arrivare: l’anatomopatologo si trova lentamente
risucchiato in un mondo tenebroso dove droga, perversioni sessuali, ricatti
e omicidi sono la normalità. Un mondo dove nulla è come
sembra. A cominciare proprio dall’insospettabile Deirdre. Quirke
scopre che la vita della donna era piena di segreti e di frequentazioni
pericolose, come l’ambiguo Leslie White, con cui aveva aperto un
salone di bellezza e al quale era legata da una torbida storia di sesso
e trasgressione, e il dottor Kreutz, uno pseudo santone indiano dispensatore
di cure spirituali e coinvolto in affari poco leciti. A questo punto l’anatomopatologo
non può trattenersi dal cercare la verità anche sulla morte
misteriosa di quest'ultimo, facendo vacillare definitivamente l’ipotesi
del suicidio...
da Guanda.it

John Banville su Wikipedia * in inglese
http://en.wikipedia.org/wiki/John_Banville
Il sito ufficiale di Benjamin Black, pseudonimo
con cui lo scrittore irlandese John Banville ha firmato alcuni dei suoi
romanzi
http://www.benjaminblackbooks.com/
John Banville dice di sé:
"Ho cominciato a scrivere quando avevo undici o dodici anni: facendo
pessime imitazioni di Joyce. Alla fine di ogni storia c’erano sempre
boccioli bianchi che cadevano sulla tomba: la neve ce l’aveva già
messa Joyce, non potevo mettercela pure io."
"L’irlandese è una lingua terribilmente obliqua, non
dice mai le cose direttamente – al contrario dell’inglese,
una lingua pragmatica e tecnica, nata per dare ordini. L’irlandese
vero e proprio è morto nel 1840, ma quella grammatica ci è
rimasta nel sangue: l’essenza della letteratura irlandese sta tutta
nell’ambiguità."

Tutti i libri di John Banville nel catalogo di Ibs.it
http://www.ibs.it/libri/Banville+John/libri.html
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