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Celestini
Ascanio
La pecora nera: elogio funebre
del manicomio elettrico
Einaudi, 2006
94 p.
I coralli
"Il manicomio è un condominio di santi. So’ santi
i poveri matti asini sotto le lenzuola cinesi, sudari di fabbricazione
industriale, santa la suora che accanto alla lucetta sul comodino suo
si illumina come un ex-voto. E il dottore è il più santo
di tutti, è il capo dei santi, è Gesucristo".
Così ci racconta Nicola i suoi 35 anni di manicomio elettrico,
e nella sua testa scompaginata realtà e fantasia si scontrano
producendo imprevedibili illuminazioni. Nicola è nato negli anni
Sessanta, i favolosi anni Sessanta, e il mondo che lui vede dentro l’istituto
non è poi così diverso da quello che sta correndo là
fuori – un mondo sempre più vorace, dove l’unica
cosa che sembra non potersi consumare è la paura.
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"Raccolgo memorie di chi ha conosciuto il manicomio un po’
come facevano i geografi del passato. Questi antichi scienziati chiedevano
ai marinai di raccontargli com’era fatta un’isola, chiedevano
a un commerciante di spezie o di tappeti com’era una strada verso
l’Oriente o attraverso l’Africa. Dai racconti che ascoltavano
cercavano di disegnare delle carte geografiche. Ne venivano fuori carte
che spesso erano inesatte, ma erano anche piene dello sguardo di chi
i luoghi li aveva conosciuti attraversandoli.
Così io ascolto le storie di chi ha viaggiato attraverso il manicomio
non per costruire una storia oggettiva, ma per restituire la freschezza
del racconto e l’imprecisione dello sguardo soggettivo, la meraviglia
dell’immaginazione e la concretezza delle paure che accompagnano
un viaggio".
Ascanio Celestini
Ascanio Celestini visto da Ascanio Celestini
Mi chiamo Ascanio Celestini, figlio di Gaetano Celestini e
Comin Piera. Mio padre rimette a posto i mobili, mobili vecchi o antichi,
è nato al Quadraro e da ragazzino l’hanno portato a lavorare
sotto padrone in bottega a San Lorenzo. Mia madre è di Tor Pignattara,
da giovane faceva la parrucchiera da uno che aveva tagliato i capelli
al re d’Italia e a quel tempo ballava il liscio. Quando s’è
sposata con mio padre ha smesso di ballare. Quando sono nato io ha smesso
di fare la parrucchiera. Mio nonno paterno faceva il carrettiere a Trastevere.
Con l’incidente è rimasto grande invalido del lavoro, è
andato a lavorare al cinema Iris a Porta Pia. La mattina faceva le pulizie,
pomeriggio e sera faceva la maschera, la notte faceva il guardiano.
Sua moglie si chiamava Agnese, è nata a Bedero. Io mi ricordo
che si costruiva le scarpe coi guanti vecchi. Mio nonno materno si chiamava
Giovanni e faceva il boscaiolo con Primo Carnera. Mia nonna materna
è nata ad Anguillara Sabazia e si chiamava Marianna. La sorella,
Fenisia, levava le fatture e lei raccontava storie di streghe.
Il sito di Ascanio Celestini: attore,
mascheraio, scrittore
http://www.ascaniocelestini.it/
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